15 novembre 2004 Arte sacra: l'articolo del Prof. SanteseIl Gazzettino ospita la prolusione critica del professor Enzo Santese alla mostra di arte sacra di Aura Il Salone della Foresteria Abbaziale di Santa Maria di Sesto al Reghena ospita la terza edizione della mostra internazionale d'arte sacra, intitolata quest'annoDio creatore del mondo. L'ambito di riflessione è costituito dal testo biblico della Genesi, che è stato generoso di spunti per le individualità presenti, impegnate a tradurre quei medesimi suggerimenti in esiti pittorici o scultorei. Il risultato è un panorama di proposte piuttosto eterogeneo con punte di qualità veramente apprezzabile; questo dà alla manifestazione il contorno di un evento culturale sempre nuovo e denso di sollecitazioni per il fruitore. D'altro canto molti sono i fattori che concorrono a catalizzare l'attenzione del pubblico, che ha sempre risposto con grande interesse e entusiasmo all'iniziativa: innanzitutto la cornice incantevole dell'Abbazia benedettina e poi l'orizzonte dilatato in questa edizione fino all'Ucraina, rappresentata da Sergej Glinkov. L'esposizione ha un contorno tematico ben delineato che, peraltro, non costituisce un limite imposto all'ispirazione degli artisti, bensì una piattaforma di confronto di assunti ideali, capacità interpretative, soluzioni espressive adatte a innescare un meccanismo dialogico con l'osservatore, invitato talora a sviscerare i sensi profondi del sacro fin dove l'uomo può avventurarsi con la sua comprensione e sensibilità. Contribuiscono a rendere variegato e ricco di proposte lo scenario della mostra: Martina Braun e Armin Guerino per l'Austria; Tereza Pavlovic per la Croazia; Rudy Barborini, Lidiana Basso, Bluer (Lorenzo Viscidi Bluer), Martina Braun, Giuliano Caneva, Luisa Delle Vedove, Carlo Fontanella, Silvio Gagno, Pietro Galliussi, Mariarosa Maccorin, Paola Martinella, Roberto Milan, Claudia Raza, Santorossi per l'Italia; Metka Erzar e Joze Subic per la Slovenia; Sergej Glinkov per l'Ucraina. Il livello complessivo della rassegna la qualifica come un accadimento di rilievo internazionale; nel novero delle presenze, peraltro, meritano un particolare cenno quelli che hanno interpretato con grande efficacia e originalità il nodo tematico e che sfilano qui in sequenza. Rudy Barborini ricorre alla tecnica della scomposizione del reale attraverso la frammentazione della fotografia e al suo riassemblaggio, secondo moduli della fantasia. Il soggetto è proprio l'Abbazia di Sesto Al Reghena, con i suoi interni ed esterni; questi trovano nell'opera una sistemazione in una sorta di "puzzle", definito da logiche in cui elementi riconoscibili del reale fluttuano verso esiti puramente immaginari. Su un altro versante Bluer (Lorenzo Viscidi Bluer) amplifica il significato simbolico della profondità cosmica e dell'ampiezza del cielo con lingue di specchio cromatico, che tagliano il blu palpitante dell'atmosfera per tendere verso un centro vitale; da un fondo intessuto di segni, visibili talora come in filigrana, le braccia di minuscole figure umane stilizzate tendono verso l'alto in un'ideale congiunzione tra terra e cielo. Martina Braun, invece, con un impianto grafico di marcata incisività e con una composizione dominata dal senso della musicalità, rende l'incanto della creazione utilizzando i simboli di un pensiero d'evoluzione, i pesci, e l'emblema delle conchiglie, misteriose creature in cui cova il mistero della vita. Giuliano Caneva poi affida al legno, usato in tante porzioni e frammenti, il compito di aggregare intorno a un nucleo centrale l'emblema circolare del sole oppure l'ondularità del mare. Evento plastico e tratto pittorico confluiscono in una sintesi di evidente incidenza giocosa, nella consapevolezza dell'artista d'inquadrare con l'obiettivo dell'ispirazione il prodigio d'esordio dell'esistenza. Luisa Delle Vedove, dal canto suo, istituisce tra sé e la superficie di metacrilato un rapporto di comunicazione intensa sulla base di un colore, che alterna momenti di fluidità nella trasparenza a passi di più decisa consistenza; qui possono prendere corpo talora realtà figurali in movimento. Il tutto inserito in un ambito di rotondità, emblema geometrico del cosmo, dominato dal concetto d'energia vitalizzante. Metka Erzar indaga nelle ragioni del silenzio, che consente di ascoltare i battiti della sensibilità prodotti da emozioni e sentimenti. Vari elementi figurali di derivazione geometrica e presenze segniche caratterizzano la superficie, dove porzioni di materiali diversi si confrontano in un rapporto serrato con l'esigenza di rendere il dipinto una vera piattaforma per la lettura del trascendente. Nell'ambito della scultura, Carlo Fontanella sceglie vecchi legni di recupero per un corpo a sezione triangolare variabile, in cui le scanalature della precedente funzione si espongono a rappresentare l'esito della flagellazione, esaltata dal colore rosso vermiglio e dall'inceratura finale. Mentre "i testi sacri" sono rappresentati da porzioni lineari di legno inciso, sovrapposti in una bacheca aperta come evidenze di una scrittura antica. La scultura, densa di sfumature significanti e risonante di echi derivati dall'arte povera, contiene anche una logica d'installazione. Dentro il lavoro di un colorista puro come Silvio Gagno la luce ha un'incidenza sostanziale nel determinare la tessitura stessa delle pennellate, che si rivelano per l'energia capace di tracciarle in fraseggi fitti. Qui emergono trasparenze, come indici di profondità, e i colori sono quelli della natura, che l'artista registra sistematicamente nelle sfumature da impegnare poi nella realizzazione pittorica. L'opera di Pietro Galliussi evidenzia come la scultura viva nella congiunzione tra realtà e simbolo. L'artista ritaglia nel legno multistrato il senso di forme spaziali guizzanti verso il cielo, su cui poi interviene pittoricamente: realtà ideogrammatiche, segni liberi che sviluppano l'idea cara all'autore; come dire che la vita si riconosce anche nella sterminata diversità delle sue creature. Anche Sergej Glinkov ricorre a una figurazione simbolica in cui l'uomo, da una parte, acquista coscienza "dopo il diluvio" di essere comandato a sopravvivere, dall'altra, mostra il modulo concettuale d'identificazione attraverso la propria opera. Il dipinto marmorizza nella sua tessitura il rimando a una fusione tra storia e attualità. Armin Guerino impegna nel lavoro sia la tensione astratta che quella figurale, portata a realizzare con un percorso lineare una circostanza labirintica di due vie cromatiche rappresentative del bene e del male. Il piano dipinto si presenta quale diaframma verso una profondità, dove l'occhio del fruitore è attirato in un'avventura della fantasia, che parte da marcate nervature. Paola Martinella fissa nella stampa digitale un lavoro pittorico risolto con slancio informale, in un agglomerato di masse cromatiche; queste si muovono per una forza interna che ne determina ulteriori morfologie mentre il segno costituisce la realtà vertebrale dell'opera. Roberto Milan nei tempi recenti è sempre più proteso a una riflessione sul sacro; in questa occasione riconduce a due motivi, della "croce" e della "creazione", il suo intervento, dove si combinano legno scolpito e fusione in bronzo; il metallo dà proprio l'idea di magma rappreso nella forma ricercata dell'autore, che affida al legno non solo il ruolo di supporto ma di alveo generatore dell'evento plastico. Tereza Pavlovic ci porta nel magma originario, dove sta per prendere forma l'esistente attraverso un rilievo materico che ricorda le concrezioni di salsedine, rapprese dal tempo e dal sole. L'effetto pittorico poggia su molteplici piani, da quello della trasparenza a quello del rilievo, con il suggerimento per un guizzo fantastico nella profondità di abissi in fermento. Joze Subic infine mobilita svariati materiali che poi assembla in opere dove si fronteggiano, con delicato gioco di rimandi, elementi geometrici di riporto e interventi pittorici veri e propri. Il motivo della rotondità nasconde una vena ironica appena accennata e nella parte superiore si fa intermittente con allusione alla compenetrazione tra fisicità e rarefazione spirituale; mentre legno, rame e pelliccia riconducono al calore dell'alcova e al mistero della venuta messianica. Mostra internazionale d'arte sacra: "Dio creatore del mondo". Sede: Salone della Foresteria abbaziale di Sesto al Reghena (Pordenone). Periodo: dal 20 novembre al 6 gennaio. Inaugurazione: sabato, 20 novembre 2004 alle 17.
|