| Il restauro della torre d'ingresso (03/05) Torna a risplendere una delle meraviglie di Sesto al Reghena
Torna a risplendere uno dei tesori artistici che hanno reso unica Sesto al Reghena nel panorama nazionale: dopo un accurato restauro curato dalla sovrintendenza ai beni archeologici ed artistici del Friuli Venezia Giulia, torna ad essere visibile agli occhi dei turisti e dei pellegrini che sempre numerosi raggiungono il cenobio sestense, la serie di affreschi che sormontano il torrione d’ingresso, vero e proprio biglietto da visita dell’abbazia di Santa Maria. Il torrione d’ingresso è l’unico superstite delle sette torri di difesa quasi certamente erette nella seconda metà del X secolo, al tempo in cui, dopo le distruzioni causate dagli Ungari, l’abbazia venne ricostruita e fortificata. Al di sopra del portone d’ingresso, dal quale un tempo scendeva il ponte levatoio, sono collocate le pitture oggetto dell’attuale restauro, tutte risalenti alla metà del ‘500 e riconducibili alla scuola veneta. Si tratta dello stemma cardinalizio di Domenico Grimani, gentiluomo veneto, patriarca di Aquileia ed Abate di Sesto dal 1503, di altri due stemmi dipinti e di un riquadro entro il quale campeggia il Leone di San Marco con il libro del Vangelo aperto. Più sotto, vi sono poi quattro figure femminili di cui due in piedi e due adagiate lungo l’arco del portone, sorreggono stemmi cardinalizi. Gli studiosi affermano che queste figure alludono al Buon Governo della Serenissima, ed insieme esaltano la gloria della famiglia Grimani, e ricollegano queste opere addirittura alla decorazione del salone del castello di Udine.
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