| AURA 2005: le opere Ecco come il curatore della rassegna di arte sacra contemporanea "legge" la mostra 2005
" La preghiera, da sempre, è lo strumento diretto di comunicazione con il trascendente; in essa l'uomo travasa tutti i suoi sentimenti ed emozioni, in una gamma vastissima che va dalla gioia intensa al dolore più acuto.
Tutto questo comprendono i salmi, orazioni che ci riportano a un mondo e a un tempo completamente diversi dal nostro, esibendo peraltro un alto livello di attualità. Decine di canti liturgici sono disseminate nella Bibbia, ma la parte più cospicua si trova nei centocinquanta componimenti poetici contenuti nel "Salterio" (così chiamato dal nome dello strumento a corde, il Psaltaerion, che solitamente li accompagnava), che è suddiviso in cinque libri, l'ultimo dei quali si conclude con cinque canti alleluyatici, di lode al Signore.
La tradizione li attribuisce a Davide, ma la critica moderna sostiene che siano il risultato di una molteplicità di scrittori, diversi dei quali ignoti, provenienti da svariati ambienti d'origine. Straordinaria è la varietà dei temi, dei toni, delle modalità compositive, delle qualità letterarie, dei ritmi poetici, dell'ampiezza di sviluppo dei singoli brani; essi hanno in comune il fatto di rappresentare il senso profondo del rapporto fra il popolo d'Israele e il suo Dio. La loro valenza ecumenica è data dall'adozione di tutte le confessioni cristiane nelle rispettive liturgie.
Il riconoscimento del legame di fraternità che lega i credenti, l'auspicio che arrivi il Regno di Cristo (in un'attesa messianica), la confessione del peccato e la richiesta di perdono sono aspetti specifici che poi confluiscono in un'incisiva sintesi nel Padre Nostro, la preghiera insegnata da Gesù ai suoi discepoli . La "lode" e la "supplica" sono le due polarità entro cui scorre il rapporto tra l'uomo e Dio.
La gamma tematica è quindi amplissima: in quelli di lode prorompe spesso l'empito entusiastico d' adesione alle cose create, l'espressione di meraviglia assoluta rispetto alla loro grandezza, di gioia di fronte al mistero della Creazione che si rivela innanzitutto attraverso le evidenze sensibili del mondo.
Negli inni di ringraziamento, l'atteggiamento di riconoscenza per i benefici divini si palesa nelle modulazioni flautate delle composizioni e si esprime la devozione e il legame con Cristo. In molte parti del Salterio si rinvengono le "suppliche" di penitenza e di lutto; e, poi, oppressi che cercano un conforto nelle forze del Cielo, perseguitati che anelano all'intervento di una giustizia superiore capace di riequilibrare le loro sorti nell'accettabilità di un'esistenza dignitosa.
L'angoscia per la durezza del vivere oppure la paura di morire si alternano in una serie fitta di situazioni. L'incontro col Signore trova i momenti più alti in quelli che sono definiti i salmi del peccatore, in particolare il "Miserere" e il "De profundis".
La liturgia doveva essere molto ricca e viva, come testimonia l'indicazione di numerosi strumenti musicali impegnati nell'evento: "Lodate il signore nel suo santuario / lodatelo nel firmamento della sua potenza./ Lodatelo per i suoi prodigi,/ lodatelo per la sua immensa grandezza./ Lodatelo con squilli di tromba, lodatelo con arpa e cetra;/ lodatelo con timpani e danze , lodatelo sulle corde e sui flauti./ Lodatelo con cembali sonori,/ lodatelo con cembali squillanti;/ ogni vivente dia lode al Signore."
Il fedele o il celebrante solitamente accompagna la cerimonia con una ritualità del corpo che nella recita della preghiera esprime inginocchiandosi, protendendo oppure congiungendo le mani, chinandosi faccia a terra, alzando gli occhi al cielo.
Dal punto di vista strettamente letterario, i salmi sono la derivazione logica di tutta la poesia ebraica, con assonanze ("salvami per la tua misericordia./ Nessuno tra i morti ti ricorda."), allitterazioni (..io sono per la pace, ma quando ne parlo/..."), metafore ("spezziamo le loro catene") , iperboli ("ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio"), ma soprattutto con la peculiarità propria di questi componimenti, il parallelismo ("tacevo e si logoravano le mie ossa,/ mentre gemevo tutto il giorno. / Giorno e notte pesava su di me la tua mano"), la ripetizione di un concetto con espressioni variate per renderlo più esplicito e praticabile sul terreno dell'interiorizzazione.
Gli artisti di questa edizione della rassegna appartengono allo scacchiere centroeuropeo (Austria, Croazia, Germania, Italia, Slovenia) e portano ognuno il contributo della propria riflessione, suggerita da una tematica che ha invogliato molti a rileggere "cose" avvertite prima come obblighi catechistici, ma che invece anche in personalità solitamente poco avvezze a misurarsi con l'idea del trascendente hanno instillato il germe di una curiosità non limitata alla circostanza espositiva.
La miriade di motivi dei salmi è ben rappresentata anche dal carattere eterogeneo di questa compagine, che è la risultante di un incontro di artisti differenti per ragione anagrafica, formazione culturale, convinzione poetica ed esiti espressivi; nel tratto offerto dall'evento fanno sentire idealmente il loro pensiero su precisi punti dell'argomento, accompagnati dal "salterion" virtuale costituito dai rispettivi bagagli etici ed estetici.
L'universo offerto dalla lettura è talmente vario e ricco di situazioni che uno sguardo orizzontale al presente consente di trovare punti di assonanza con numerosi versi contenuti nel Salterio stesso, evidenziando con chiarezza quanto la libertà dei mezzi del comunicare di oggi abbia ampliato il campo della ricerca artistica contemporanea. Ne emerge una policromia di motivi che si relazionano tra loro suggerendo una cospicua mole di spunti da elaborare sulla superficie pittorica o nello spazio tridimensionale.
Gli artisti hanno tradotto le loro sensazioni in immagini che, di volta in volta, abbracciano il dualismo tra fisico e metafisico (Olga Riva Ritter) oppure la scansione architettonica di uno spazio dello spirito (Mauro Stipanov), l'apertura a un grido entusiastico di fronte all'esistente (Milovan Valic) oppure il ripiegamento pensoso sul valore dell'Assoluto (Fabrizio Campanella).
L'indagine ha fatto maturare poi idee rese visibili nell'ispirazione alla scrittura - come avviene in Antonio Crivellari - che si bilancia con quella ad aperture aeree, pienamente correlate al dato della percettibilita spirituale come in Jasna Sikanja; Sandro Littardi sviluppa il senso di un rigoglio della natura, rivelatore della vitalità dello spirito che vi aleggia come celebrazione del divino; su un altro versante Bernarda Visentini lo simboleggia sulla scabra fisicità del cemento leggero, la materia con cui dà corpo al viaggio nella preistoria che questa volta riguarda il popolo di Israele. Ma l'astrazione di Alexander Zyzik espone il senso di una piena adesione al clima con una personale declinazione espressionistica delle presenze all'interno dei suoi quadri. Mentre Simon Benetton libera l'energia della materia in articolazioni spaziali che sostano al limite dell'azzardo tra geometria e libertà dinamica delle forme. Il rapporto stretto fra materiali poveri e preziosi innesca il meccanismo della meraviglia in Piero De Martin, così come fanno le superfici di Igor Banfi. Le opere di Sergio Favotto si aprono a un orizzonte narrativo denso di sollecitanti elementi costruttivi. Nel silenzio del Salone Abbaziale di Sesto Al Reghena partecipano intensamente alla riflessione sui Salmi Francesco Borzani, Giovanni Centazzo, Gernot Schmerlaib, con le loro presenze impegnate a dar corpo alla complessità di questo "mosaico" di voci.
Sono davvero tanti i suggerimenti che possono essere assunti in una rassegna, ricca di spunti di riflessione e generosa di segnali che costituiscono per l'osservatore attento l'innesco di una splendida avventura conoscitiva e fantastica.
Enzo Santese
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