| Quota 5753: in viaggio verso i 6000 abitanti Le statistiche demografiche annuali Sesto al Reghena continua a crescere: questo il responso della relazione statistica realizzata dai servizi demografici della cittadina dell’abbazia. Gli abitanti al 1 gennaio si sono attestati a 5753 unità, contro le 5675 del capodanno precedente, con un saldo netto di 78 nuovi residenti. Dal censimento del 2001 l’aumento è stato quasi dell’8 per cento, che diventa dell’13 per cento rispetto al 1993. I dati più significativi, però, arrivano dallo stato civile: nel 2005 la cicogna ha fatto gli straordinari. Ben 64 volte i nuovi genitori hanno bussato agli uffici comunali, con in mano il fatidico certificato dell’ostetrica per annunciare i lieti eventi. Un boom inaspettato, che ha costretto gli uffici a procurarsi un registro aggiuntivo, dato che i fogli acquistati all’inizio dell’anno si sono dimostrati largamente insufficienti. “Ben vengano notizie come queste – esordisce soddisfatto il sindaco Giuseppe Sigalotti – sono il miglior biglietto da visita per la nostra cittadina, che dimostra così di essere davvero un bel posto dove vivere e farsi una famiglia. Certo, per l’amministrazione comunale si tratta di raccogliere la sfida di servizi sempre maggiori, a partire dalla prima infanzia per coprire tutte le fasce di età: ma noi siamo pronti ad accettarla con impegno e efficienza”. Interessante anche l’andamento delle singole frazioni: il dato più rilevante lo fa registrare Marignana, che aumenta di più del 3 per cento, arrivando a 627 abitanti, dei quali più del 11 per cento sono stranieri. Buone le performances anche di Ramuscello, che abbatte il muro dei 1300 abitanti – e di Bagnarola che, con 2598 anime, rappresenta da sola il 45 per cento dei residenti. Conferma i dati 2004 il capoluogo - stabile sui 1226 abitanti - che però presenta ampi margini di crescita legati ai nuovi insediamenti di via Cortinovis. Quanto alla popolazione straniera, attestatasi a 280 unità, l’aumento rispetto all’anno precedente è di sole 11 persone, cioè del 4 per cento, contro le percentuali oceaniche (anche 50 per cento) degli anni precedenti. “Anche questo è un indicatore interessante – continua Sigalotti – che rispecchia una certa crisi delle produzioni industriali con la quale tutta la regione sta facendo i conti: in realtà c’è stato un recupero nel secondo semestre che indica che anche la ripresa economica è alle porte”.
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