15 gennaio 2007 Il cielo di cenereStoria della deportazione nei lager nazisti di una piccola, ignara ragazza di paese, narrata con disarmante e tragica semplicità. Evento curato dall'Associazione Con occhi di Bambino e patrocinato dal Comune di Sesto al Reghena
Mercoledì 17 gennaio 2007, ore 20.30 Auditorium della Scuola Media Enrico Fermi di Bagnarola Incontro con Elvia Bergamasco, autrice del libro e vittima della deportazione e Imelde Rosa Pellegrini, curatrice del libro Lettura di Sara Gerolin SESTO AL REGHENA Appuntamento con la memoria alle medie Lezione sull'Olocausto Sesto al Reghena Appuntamento con la memoria alla scuola media "Enrico Fermi" di Bagnarola. Mercoledì 17 gennaio (alle 20.30) Elvia Bergamasco racconterà la sua tragica esperienza di deportata politica al campo di concentramento di Auschwitz, esperienza raccolta nel libro Il cielo di cenere, a cura di Ugo Perissinotto e Imelde Rosa Pellegrini. «La consapevolezza di non voler dimenticare la tragedia dell'Olocausto - sottolinea Serenella Carlin, responsabile dell'associazione promotrice dell'incontro "Con occhi di bambino" - determina l'esigenza di promuovere iniziative che mantengano vivo questo ricordo». Nell'occasione sarà presente anche la Pellegrini, che ha contribuito a delineare l'ambiente storico. Il sodalizio di Bagnarola, in collaborazione con il Comune, ha inoltre promosso un ulteriore momento di ascolto e confronto, rivolto esclusivamente agli alunni della Fermi, che si terrà la mattina seguente. «Tale iniziativa - spiega la Carlin - è particolarmente significativa per la nostra associazione, che ritiene importante inserire momenti di profonda riflessione, da alternarsi a momenti ricreativi. Sono convinta - conclude - che la testimonianza risveglierà la memoria degli adulti, mentre per i ragazzi diventerà un momento per conoscere la storia e soprattutto per riflettere». A.C. GIORNO DELLA MEMORIA La storia di Elvia nel lager nazista di Auschwitz Sesto al Reghena Lezione speciale per gli studenti della "Fermi" di Sesto al Reghena. A salire in cattedra è stata un'insegnante particolare: Elvia Bergamasco, classe 1927, che ha raccontato la sua esperienza nei campi di sterminio nazisti. Il "Cielo di cenere" è il titolo dei suoi ricordi da internata nei lager. Ragazza 17enne è stata prelevata nel '44 a Manzano, dove lavorava in una fabbrica di munizioni. I tedeschi l'hanno prima portata nel carcere di Gorizia e da lì, insieme con molti altri, trasportata su un carro ferroviario ad Auschwitz. Il primo impatto con quella nuova realtà è stato subito doloroso. La signora Elvia ha raccontato tanti episodi di quotidiana crudeltà e ogni tanto diceva: «Tralascio altre cose perché siete troppo giovani...». Lei stessa è stata oggetto dei famigerati esperimenti del dottor Mengele, anche lei non sa come ne è sopravvissuta. Tutte le cose che ha riferito ci hanno colpito, le torture, le umiliazioni... ma lacune sue affermazioni ci hanno impressionato di più: «Ci avevano tolto la parola, ci avevano ridotto come animali che pensavano solo a se stessi...». Noi ci siamo sentiti rapire nell'attenzione e nel pensiero dal susseguirsi del racconto di innumerevoli atrocità sulle donne, sui bambini, da parte dei carcerieri, soprattutto le kapò polacche e da parte dei militari tedeschi. Abbiamo ascoltato in silenzio e stentato a credere che quella storia fosse vera. La signora Elvia da Auschwitz è passata a Buchenwald e lì ha lavorato alla fabbricazione della bomba V2. Era il gennaio del 1945. Nei mesi successivi la seconda guerra mondiale ha avuto la svolta verso la fine. Il territorio tedesco è stato occupato dagli eserciti di Liberazione. Anche i "coraggiosi" guardiani dei lager sono scappati e hanno lasciato incustoditi i prigionieri. Questi, sbalorditi, hanno preso a fuggire dai campi e così ha fatto anche la nostra narratrice. Subito dopo, mettendosi in cammino per l'Italia, stremata e ridotta al peso di 25 chili, cadde e venne soccorsa a Praga. Poi, ripresasi, da Bratislava è stata rimpatriata. Il 30 di ottobre 1945 è rientrata a Manzano. Il resto è il numero 88653 impresso nel suo braccio sinistro, marchio indelebile della sua indimenticabile sofferenza a testimonianza di tempi orribili che non si devono ripetere. «Non odio i tedeschi... odio le ideologie che portano all'odio, all'annientamento del pensiero, delle persone...». Con queste parole dopo più di due ore, ci siamo salutati e la nostra prima riflessione è stata che, senza dubbio, tutti uscivamo dall'incontro nel cuore e nella mente diversi da come eravamo entrati. La III A della scuola media di Sesto al Reghena
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