Tessile, doppio crac in tre giorni

Aziende strangolate dalla concorrenza asiatica. Crovato (Fintessile): è difficile anche se si innova. Il settore sta scomparendo: dopo la "Stylfil" di Sesto al Reghena anche l’"Ita" ha portato i libri in tribunale. Dal Gazzettino del 10 marzo

Che non fosse un settore produttivo in buona salute era noto già da qualche tempo. Ma due "crac" in soli tre giorni sono un segnale chiarissimo che il comparto del tessile in provincia è ormai in via di estinzione.
Dopo che la Stylfil di Sesto al Reghena si è vista bloccare la strada del possibile concordato (l'Erario ha negato una sorta di "sconto" sulle imposte non versate considerano - in base a un'interpretazione piuttosto restrittiva della normativa - l'Iva come assolutamente dovuta) facendo saltare l'adunanza dei creditori davanti al giudice, anche l'Ita (Industrie tessili avianesi) si è vista costretta a portare i libri in tribunale. Per questa seconda società, in realtà, il fallimento non c'è ancora: c'è invece l'istanza di autofallimento che l'azienda ha presentato al tribunale cittadino non ravvisando altre possibili vie di uscita alla drammatica situazione che l'azienda sta attraversando da alcuni mesi. Su questa richiesta, nei prossimi giorni, dovrà pronunciarsi il collegio giudicante al quale il magistrato Francesco Petrucco Toffolo illustrerà l'istanza. Vista la situazione sembra però difficile riuscire a percorrere una strada diversa da quella del fallimento. E dopo il "no" al concordato la stessa strada potrebbe aprirsi per la Stylfil.

In poche settimane circa centocinquanta addetti (molte sono le donne che lavoravano in queste due aziende) hanno perso il loro posto di lavoro. E per loro sarà assai difficile - per non dire impossibile - ricollocarsi in un comparto che nel territorio pare ormai spacciato. Sono ormai lontanissimi gli anni della piccolaManchester italianache dava da lavorare a migliaia e migliaia di persone nei grandi cotonifici e nelle filature. Oggi di quel comparto tessile (superato in realtà dopo gli anni Cinquanta dalla grande trasformazione metalmeccanica) resta ben poco. Le aziende rimaste operative, dopo i due fallimenti degli ultimi giorni, si contano nelle dita di una mano. O poco più: sei, sette piccole imprese che danno occupazione a poco più di 400 addetti. Le filature restano concentrate nell'area pedemontana: Montereale Filati (40 dipendenti), Vivaro Filati (16) e la Olimpias Tessuti Pordenone (ex Benetton) a Travesio. A Maniago c'è la più grande azienda tessile, la Fil Man Made (200 dipendenti) che ha scelto di operare nei tessuti hi-tech, nel settore delle tende da sole e nelle tute ignifughe conquistando il mercato americano. Resta poi la Fintessile di Azzano Decimo che recentemente ha chiuso il reparto di tessitura concentrandosi sulla tintoria e sul finissaggio di tessuti di alta qualità. Un paio di maglifici (Samm ad Azzano e Ma.Re a Chions) completano il panorama.

«Negli ultimi anni - racconta Giuseppe Crovato della Fintessile - è stato difficilissimo anche innovando. La concorrenza del Far East da una parte e alcune normative europee, anche se giuste, dall'altra ci strangolano. Un esempio? Il recente provvedimento della Ue che selezionerà moltissimo i prodotti chimici necessari all'industria tessile ci metterà in ulteriore difficoltà. Chi opera fuori dall'Europa può usare tutti i prodotti che vuole e poi esporta i tessuti in Europa senza che vi sia alcun controllo. È quantomeno paradossale».

Davide Lisetto