5 novembre 2003
AURA 2003: In cerca di Dio

Il Salone Abbaziale ospita dal 15 novembre al 6 gennaio la mostra IN CERCA DI DIO, organizzata da AURA, Associazione Artistica del Friuli Venezia Giulia.

Si tratta di un evento di grande rilievo artistico, che ripete la felicissima esperienza del 2002, quando si tenne la mostra "La luce si dona alla terra ed ogni cosa ritorna alla vita". Realizzata grazie all'entusiasmo di AURA e  del suo presidente, Claudio Mario Feruglio, IN CERCA DI DIO  raccoglie le opere di ben 17 artisti provenienti dall'area di Alpe Adria.  E' giusto citarli tutti, indicando il Paese di provenienza:

ITALIA
GIORGIO ALTIO
ALESSANDRO CADAMURO
GIUSEPPE CALLEA
PIETRO DE CAMPO
OLIVIA ORGNACCO DI TOMA
SALVATORE DOMINELLI
ENZO MARSI
DANTE PISANI
FRANCO ROSSI
LUIGI SACILOTTO
TONI ZANUSSI

AUSTRIA
FRANZ BERGER
ROBERT PRIMIG

 

SLOVENIA
ROK ZELENKO
LUCIANO KLEVA

CROAZIA
KSENIJA MOGIN
BOJAN SUMONJA

La vernice della mostra di terrà SABATO 15 NOVEMBRE alle ore 16.30, alla presenza degli artisti e del critico d'arte ENZO SANTESE, che illustrerà l' evento.

Di seguito riportiamo i saluti del Sindaco, Daniele Gerolin, dell'Abate di Sesto, Monsignor Perin,  di Claudio Mario Feruglio, Presidente di AURA, e la prolusione critica del Professor  Enzo Santese

Per il secondo anno consecutivo il Salone della Foresteria Abbaziale di
Sesto al Reghena ospita una mostra di arte sacra contemporanea, che
raccoglie le opere di artisti provenienti da tutta l'area di Alpe Adria,
organizzata con fervore e lungimiranza da AURA, Associazione culturale ed
artistica del Friuli Venezia Giulia, e che ci onoriamo di patrocinare,
assieme alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed  alla Provincia di
Pordenone.

Se l'anno scorso avevamo viaggiato sulle ali dell¹entusiasmo, per
un'iniziativa sfidante e coraggiosa, intesa a riflettere ed a far riflettere
sul tema, sulle finalità e sul futuro dell'arte sacra contemporanea,
quest'anno, di fronte alla richiesta da parte di AURA di ripetere l'evento,
abbiamo per un momento sentito la difficoltà cui si va normalmente incontro
quando si tratta di riconfermarsi, di essere all¹altezza di un evento che ha
toccato i nostri  cuori e quelli di tutti i numerosi visitatori   - quasi,
direi, dei pellegrini - della prima mostra.
Tuttavia questo timore si è immediatamente sciolto, da una parte grazie
all'entusiasmo di AURA, dall¹altro per i  contenuti che si sono voluti dare
a questa seconda mostra, accomunati dal titolo che le si è attribuito.
"In Cerca di Dio", infatti, suona come un manifesto che va oltre il singolo
evento artistico, come un richiamo che ci coinvolge tutti, come una sfida
che dobbiamo raccogliere per dare un senso ulteriore alla nostra presenza,
alla nostra attività nella società e nella comunità del nuovo millennio.
Insomma, ci sono tutti i presupposti perché il cammino che abbiamo iniziato
l¹anno scorso trovi in queste settimane di Avvento nuovi spunti, nuove
energie  e nuovi traguardi, e si ponga come tappa di un percorso che
lasciamo aperto alla buona volontà degli uomini "in cerca di Dio".

 Daniele Gerolin
Sindaco di Sesto al Reghena


Da oltre le cose

Ogni espressione artistica fatta di colori, di forme,
di suoni, di ritmi, di voci di silenzi, porta con se
messaggi che arrivano da oltre le cose.
E' come una luce superiore. Non potrei vivere senza di essa.
Preferirei essere di pietra. Pensate al mio cuore di pietra.
Potrei pure dire che è un "momento di grazia"
Un appuntamento della pace, della gioia stabilito sul tavolo
anche del dolore o di una amarezza pungente.
Ci sono lacrime di stizza che forano gli occhi e lacrime
di gioia che fanno attendere e "vedere" l'Invisibile.
Ogni artista, piccolo o grande che sia, è alla ricerca del
senso recondito delle cose.


Il suo tormento è di riuscire, poco o tanto, a esprimere l¹Ineffabile.
C'è bisogno di questa bellezza "per non cadere nella disperazione".
"La bellezza, come la verità mette la gioia nel cuore degli uomini ed
è un frutto prezioso che unisce le Generazioni" (GS 62).
Auguro a questa mostra internazionale "in cerca di Dio"
di raggiungere o accostarsi allo scopo
e ai visitatori di sorridere "dentro"..

 Mons. Giovanni Perin
Abate di Sesto al Reghena

Una nuova mostra, una nuova emozione, un nuovo modo di sentire, di vivere la
creatività dentro i misteri della vita. Con quale slancio creativo gli
artisti avranno affrontato il tema "in cerca di Dio"? Quante interrogazioni
avranno dovuto subire nel silenzio dei loro studi?
Cercare Dio nella società di oggi, confusa, frastornata da mille perché,
smarrita nei labirinti del quotidiano è diventato difficile. Dio si
manifesta a ognuno di noi nel silenzio del proprio tempio, basta saperlo
ascoltare ed essere disponibili al colloquio. Credo che non pretenda nulla
di più di quello che siamo anzi, ogni giorno ci chiede di essere autentici
testimoni del nostro tempo, di vivere la fratellanza, condividerla, donarla
agli altri.
E'  poi così difficile assaporare il gusto della vita? oppure ci siamo
dimenticati che stare al mondo è un dono gratuito e come tale va vissuto
intensamente nel rispetto dell'altro?
Ecco, io credo che le opere esposte in questa mostra pongano a ciascuno di
noi domande sul senso della vita, dello stare al mondo e di rapportarsi con
gli altri. Noi artisti non abbiamo la pretesa di salvare il mondo, ma di
contribuire a salvarlo sì! L¹arte, quella vera che affratella gli uomini, è
frutto di un disegno del divino Creatore che si serve dell¹artista per fare
genesi. L¹artista del terzo millennio ha il compito di essere portatore di
nuove epifanie purchè in ogni sua opera vi si riconosca  il viaggio verso la
  luce.
Con questi sentimenti ringrazio l'Assessorato Regionale alla Cultura per
avere sostenuto il nostro progetto, il Comune di Sesto al Reghena con il
quale abbiamo intrapreso questo cammino, tutti gli Enti patrocinatori, il
nostro curatore e agli artisti e quanti hanno collaborato per la riuscita di
questa seconda mostra di arte sacra internazionale.

 Claudio Mario Feruglio
presidente Aura

 

Enzo Santese

In un periodo in cui si dice che il crollo dei valori tradizionali non sia
bilanciato sempre dall'assunzione di punti di riferimento morali o,comunque, istituti normativi generali, il libro della Sapienza (1) si prospetta con tutto il carico della sua portata significante mostrando
quella saggezza utile "a una vita retta". Fuori dal dettato del testo sacro,
il messaggio si presta oggi a un'interpretazione che gli ridà il pregio
dell'attualità sintonizzandosi sui suoi suggerimenti; per l'uomo è un modo
per capire il senso dello stare nel mondo con un pensiero rivolto al
sovramondo e ai suoi riflessi nella contemporaneità. Basti pensare al passo
in cui il discorso è rivolto a quelli "che governano la terra" (2) Oppure
ancora in un tempo come il nostro, caratterizzato a volte da un'informazione
manipolata, da una critica impostata sulla volontà di calunnia più che su
una tensione a costruire, è significativo il perentorio invito:"Guardatevi
pertanto da un vano mormorare,/ preservate la lingua dalla maldicenza,/
perché neppure una parola segreta sarà senza effetto, / una bocca menzognera
uccide l'anima." (3) I tratti concettuali che hanno una facile applicabilità
nel presente sono numerosi e con questi si sono misurati gli artisti
prospettando la sfaccettata realtà dei rispettivi lavori; essi provengono da
diverse aree geografiche (del Centroeuropa, Austria, Croazia, Italia e
Slovenia) e differenti sostanze di pensiero e di sensibilità creative:
Giorgio Altio, Franz Berger, Alessandro Cadamuro, Giuseppe Callea, Pietro De
Campo, Livia Orgnacco Di Toma, Salvatore Dominelli, Luciano Kleva, Enzo
Marsi, Ksenja Mogin, Dante Pisani, Robert Primig, Franco Rossi, Luigi
Sacilotto, Bojan Sumonja,Toni Zanussi, Rok Zelenko.

Giorgio Altio, nei moduli di un tratto espressionista e di una materia resa
pulsante dalla granularità della polvere di quarzo, ricerca il senso
drammatico nella carica emblematica della carità e della fede, con un segno
che contorna la figura e le dà corpo. L'incontro con Dio prende le mosse
dalla partecipazione alla sofferenza del Figlio, accentuata da una
pennellata corposa che dà rilievo alla stesura cromatica.
Alessandro Cadamuro ingabbia nella solida trasparenza del vetro le reliquie
di lettere costituenti il nucleo primario del messaggio sapienziale. La
meraviglia di chi ascolta è sottolineata da quell'espressione esclamativa
che risulta dalla lettura in sequenza delle lettere poste all'interno. Nella
seconda opera gli strati paralleli esibiscono la struttura di una tensione
che termina con una lama, simbolo della partecipazione militante al fatto di
fede. La forma allungata in altezza testimonia la tensione tra terra e cielo
e, da un altro punto di vista, determina la provenienza di quel sapere.
Giuseppe Callea recupera il momento della creazione e inonda di luce lo
schermo pittorico utilizzando l'emblema stilizzato del sole, che domina un
piano percorso dalla vibrazione dell'impasto; nell'altro dipinto, cascate di
luce alludono a un universo formicolante di vita e percorso dall'energia del
suo creatore. Vari elementi concorrono a dar rilievo al risultato finale,
dove istituto della pittura e della scultura si fondono in una sintesi di sicuro impatto visivo.
Nel primo dipinto di Pietro De Campo il Cristo viene inscritto in un
riquadro alla maniera d'icona; mentre nell'altro il volto e la figura escono
da un'atmosfera soffusa di tenuità grazie a un colore che dialoga con la
luce. I corpi torniti e le scene complessive, inquadrate in una temperie di
vita quotidiana, traducono il pensiero di una congiunzione stretta tra umano
e divino anche in virtù di una logica compositiva attenta ai valori
tradizionali dell'immagine sacra.


Olivia Orgnacco Di Toma modella nella terracotta l'idea della Sapienza
impersonata dalla figura femminile; nel libro sacro indica il Trionfo dei Giusti mettendo di fronte, pagina contro pagina, il blu del cielo di ascendenza informale da una parte e il rilievo d'una silhouette di donna
dall'altra. La materia esibisce la sua consistenza dando slancio all'idea riprodotta nell'opera. La scultura esprime il calore di una adesione
profonda al tema trattato.
Salvatore Dominelli inserisce porzioni d'affresco dedicate alla classicità
del Bambino e della Maternità in aree, dove sagome e tracce reiterate
fluttuano in una superficie giocata sulla trasparenza e sull'allusione alla
profondità mentale. La tecnica raffinata si bilancia con la forza del
contenuto, inscritto in un ambito in cui l'emblema religioso diventa pungolo
di condotta ordinaria, mentre fisico e trascendente si fondono.
Enzo Marsi dirada lo spazio tra terra e cielo eleggendo il vuoto a sede
dell'assoluto. Il rapporto tra l'andamento geometrico e la staticità del
quadro carica di presagio l'opera che diventa così, idealmente, un teatro di
eventi prossimi a venire. Nella seconda opera presenze cromatiche come
piccole nubi, impalpabili materializzazioni dello spirito, quantificano la
valenza trinitaria in un ambito squadrato razionalmente; qui si precisa lo
slancio dell'artista a ridurre in una sintesi figurale il complesso rapporto
dell'individuo con le verità di fede.
Dante Pisani è attratto dal potere comunicante della scrittura, un complesso
di segni che, nell'economia della composizione, scandisce lo spazio
riuscendo a far focalizzare di più, non nascondere, il senso degli episodi
allusi, figure stagliate da una luce diffusa, proveniente dalla profondità
della scena: dal vangelo di San Giovanni ricava due immagini che si leggono
quasi in filigrana, coperte dalla sequenza di lettere disposte a righe
parallele come nella pagina evangelica, il veicolo del pensiero giunto fino
a noi.
Franco Rossi nell'ambito di una figurazione enigmatica, dove il movimento è
rito e liturgia dinamica, colloca il concetto di un nesso inscindibile tra
la Sapienza e Salomone, che decide di "prenderla a compagna della sua vita".
L'effetto scenografico dell'impianto compositivo è dato anche da un segno
che incide lo spazio e rimarca i volumi delle cose e l'anatomia delle
persone. Luigi Sacilotto scava nella fisionomia dei volti il tormento per la santità,
a determinare un cammino faticoso; nell'attimo in cui sta per svelare la
propria identità la figura viene oscurata per un processo di interiorizzazione che spinge la riconoscibilità verso l'intimo del soggetto,
dove realtà dell'anima e del trascendente si sintonizzano in un abbraccio
stretto. La pittura è solo una delle componenti dell'opera, che si articola
su molteplici apporti strutturali.
Toni Zanussi apre circuiti di connessione tra gli spazi interstellari, in
cui colloca tracce dinamiche, brani di materia, frammenti di realtà
assemblati nella superficie pittorica per dare spazio all'evento; si tratta
di una rigenerazione sacra, attivata nella parte mediana dell'opera che è
porzione del cielo. In questo centro l'artista colloca l'effigie stilizzata
della Madre e del Figlio, con l'invito a una "cosmogonia" che si rinnovi
sempre nel terreno della vita d'ogni giorno.
Nell'opera di Franz Berger il valore simbolico della composizione si legge
nella chiusura ermetica dei rotoli che contengono messaggi misteriosi e sono
chiusi alla comprensione comune, mentre l'occhio stilizza un'idea di
attenzione prestata nello sforzo di interpretare la parola. Il rilievo è
dato per l'aggiunta o lo scavo nella struttura del cartone d'imballaggio,
supporto essenziale della pittura ed elemento plastico nello stesso tempo.
Robert Primig agisce sul segno per un'espressione fortemente caratterizzata
alla sua base da uno sviluppo astratto-informale, da cui emerge la sagoma di
un busto rappresentante l'asceta nel deserto, dove il silenzio congiunge in
prospettiva terra e cielo, nello sforzo di ricerca del divino. Tensione
astratta e persistenza figurale, ridotta a tracciato unico, creano una
dialettica che sbalza gli elementi dell'immagine, disponendoli su diversi
piani di profondità.
Rok Zelenko affida al triangolo la capacità molecolare di formare l'opera
che indubbiamente sottende il valore della Trinità; inquadra poi in uno
sfondo scuro la divinità-madre, da cui discendono poi tutte le presenze
citate nel trittico a livello di puro accenno formale. Questo è reso con un
piano di trasparenze su porzioni geometriche apparentemente monocromatiche,
in realtà pulsanti di numerose vibrazioni di colore.
Luciano Kleva gioca sulla dialettica luce-ombra come metafora dell'eterna
contrapposizione di bene-male, salvezza-dannazione. La fotografia crea delle
compresenze in un ambiente (l'Istria) fortemente connotato sul piano
paesaggistico e con inserimenti magico-oggettuali prelevati dalla
tradizione. La stampa presenta poi degli effetti pittorici per il modo in
cui il colore si installa nella traccia interna e nel perimetro
dell'istantanea.
Ksenja Mogin installa sulla tela la parvenza di edicole votive, in cui gli
elementi reali e simbolici creano una combinazione stretta nel chiaro
cromatismo del fondo. Veli come sipari aprono la possibilità di uno sguardo
appuntato al centro di un cuore contenente l'immagine sacra, una sorta di
santino beneaugurante. Il concetto di reliquia si connette direttamente a
quello di memoria e tradizione.

Bojan Sumonja in un magma cromatico denso di umori prelevati dalla natura,
in sintonia con qualche tonalità acida e fredda, inquadra un bosco magico,
il simbolo di una situazione edenica e l'incontro di Adamo ed Eva. La
figurazione è sospesa in atmosfere in equilibrio tra imminenze di luce e
confluenze di mistero. La stesura presenta una connotazione pastosa e grassa
che amplifica le risonanze "visionarie" dell'immagine.


Note
I.    "Sapienza" è il titolo di un libro dell'Antico Testamento. In molti
codici viene citato il nome del presunto autore, Salomone; oggi peraltro
questa attribuzione è fortemente contestata e, anzi, argomentazioni assai
convincenti la fanno apparire destituita da fondamento. E' un complesso di
principi morali che dovrebbero guidare la condotta dell'uomo nei rapporti
con Dio.
    Sembra che sia stata scritta particolarmente per gli ebrei della
diaspora egiziana; fu composta in greco. Ha un grande valore dottrinale.
2. Sapienza, I, 1. (In questo passo, peraltro, l'invito è rivolto a ogni
credente esposto alle seduzioni e alle insidie del paganesimo).
3. Sapienza, I, 11.