| Sguardi oltre: Claudio Mario Feruglio a Sesto al Reghena Straordinaria personale nel Salone della Foresteria Abbaziale dell'artista friulano per tutto il mese di giugno. Vernice venerdì 1 giugno 2007, alle ore 17, come evento di apertura della Festa di Primavera della Pro Sesto.

Comune di Sesto al Reghena Associazione Pro Sesto Parrocchia di Santa Maria di Sesto presentano Claudio Mario Feruglio Sguardi Oltre 
Opere scelte in mostra a Sesto al Reghena Salone Abbaziale 1 giugno - 1 luglio 2007 mercoledì - giovedì - venerdì - sabato - domenica dalle 16 alle 19 
Vernice - venerdì 1 giugno 2007, ore 17.30 Presentazione di Enzo Santese 


domenica 10 giugno 2007, ore 16 Incontro con l'artista 
venerdì 15 giugno 2007, ore 20.30 Il Mistero e la Luce regia di Gianni Fachin
 Interventi di Mons. Giovanni Perin Prof. Enzo Santese 


per info Pro Sesto 0434 699134 pro.sestoalreghena@libero.it NOTA BIOGRAFICA 
Claudio Mario Feruglio nasce a Udine nel 1953. Ha conseguito gli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Da oltre trent’anni è presente sullo scenario della ricerca artistica, dove ha maturato precisi contorni di un’espressione che gli ha meritato numerosi riscontri nel favore del pubblico e della critica. 
Negli anni ottanta vince il Premio nazionale San Fedele a Milano. Numerose le mostre personali e collettive in gallerie private e in istituzioni pubbliche. Nel 1995 nell’ambito delle mostre promosse dalla XLVI Biennale Internazionale d’Arte di Venezia è invitato alla rassegna Memorie e Attese 1895 – 1995 con il gruppo “Le Voci del Silenzio”. 
Come operatore culturale, dedica diverse energie all’organizzazione di eventi espositivi in numerosi centri italiani ed esteri. E’ presidente di Aura l’Associazione Artistico Culturale del Friuli Venezia Giulia che propone l’integrazione e gli interscambi fra artisti d’Europa per la costituzione di una casa comune della cultura europea. 
E’ direttore artistico dell’Accademia di Belle Arti Scuola del Vedere di Trieste e docente di tecniche pittoriche. Sue opere figurano in diverse collezioni pubbliche, private in Italia, all’estero e in luoghi di culto. 
L'intervento critico del professor Enzo Santese La Festa di Primavera di Sesto al Reghena è sempre un appuntamento capace di attirare l’attenzione di un vasto pubblico proprio per le caratteristiche dell’evento, che coniuga proposte gastronomiche con quelle sportive, le diverse rassegne con gli interventi musicali. 
Al centro della kermesse di colloca un’occasione culturale di sicuro rilievo, la mostra personale “Sguardi oltre” di Claudio Mario Feruglio, voluta dall’Amministrazione Comunale, dall’Associazione Pro Sesto e dalla Parrocchia di Santa Maria. 
La circostanza espositiva si svolge nel Salone della Foresteria Abbaziale, un contenitore ideale per far risuonare i motivi peculiari dell’artista friulano, la luce e il silenzio; il tutto attraverso alcuni dipinti scelti, anche di grande formato, realizzati negli ultimi anni e incentrati sui paesaggi dell’anima e sulla poetica del silenzio appunto. 
Il pittore sente il bisogno di dar forma al quasi reale e, nello sviluppo della sua ricerca, l’astrazione evocativa matura negli stadi metamorfici susseguenti e fa entrare nuove presenze nella determinazione sulla tela. Ed ecco l’impronta forte di un colore recuperato dall’anima che incontra la natura e le sue mutazioni; la realtà evocata è letta sempre da dentro, perché Feruglio è pittore dell’introspezione. 
Nascono le albe e i tramonti, gli arcobaleni neri, le vie, gli orizzonti, le isole. La ricerca dei temi viene affrontata con attenta analisi: l’artista matura l’ispirazione attraverso la lettura dei libri sacri e si avvicina a quelle figure di uomini che sente in sintonia con lui, come Padre David Maria Turoldo. Non ci sono ostacoli che lo distraggano dal fare arte, che ormai ha scelto apertamente come messaggera della vita; promuove eventi d’arte, coinvolgendo vari artisti, non solo italiani ma anche dell’est europeo. 
Ha modo di partecipare a un simposio di artisti a Sarajevo e, dopo questa esperienza, scrive “Sento il bisogno di comunicare le mie emozioni dipinte al mondo, per contribuire a costruire un domani di speranza in cui il tempo diventi felice attesa di un nuovo giorno e tutti gli uomini si riconoscano fratelli in un solo Dio. Mi sento dentro la pittura con tutta la forza della vita, una pittura impressa nel mio sangue, che si smaterializza per donarsi agli altri. Un pittura ricevuta come dono gratuito, compagna fedele, musiva visiva che si fa comunione di pensiero”. 
Un ricordo di Sarajevo fa nascere le “Città senza tempo”, abbarbicate su rupi antiche con strade sterrate, poste su isole irraggiungibili, immerse in nuvolaglie bianco – giallastre; paiono immobili, mentre il vento le porta sempre più lontano. 
Recentemente è stato prodotto e realizzato dal regista carnico Gianni Fachin un video, intitolato “Il Mistero e la Luce”, con approfondimenti sui caratteri portanti della sensibilità e del pensiero di Claudio Mario Feruglio. La mostra “Sguardi Oltre” che terminerà il 1 luglio, apre squarci di luce in un universo intellettuale fortemente intessuto di motivazioni religiose, affidate ad un colore che cerca la sua affermazione più che nella cifra estetica (cosa che l’artista indubbiamente raggiunge con finezza compositiva, capace di recuperare la tensione dei Maestri per innervarsi di slanci profondi nella modernità), proprio nella convinzione etica. Domina l’idea che la pittura, come qualsiasi forma d’arte, non è il risultato di una ricerca del bello fine a se stesso, ma la tensione verso approdi di conoscenza che legano, dove è possibile, il mondo fisico con quello trascendente e che, nella realtà, focalizzano i motivi di connessione con il divino.
ENZO SANTESE FERUGLIO, VISIONI DELLA TRASCENDENZA di LICIO DAMIANI Due acrilici su carta delle dimensioni di un metro e mezzo di base per due e mezzo di altezza, come gigantesche pergamene srotolate agli angoli opposti del salone abbaziale di Sesto al Reghena, fanno da filo conduttore con i loro fiammeggianti rintocchi alla mostra di Claudio Mario Feruglio, Sguardi oltre (aperta fino al 1 luglio), che scrive un nuovo capitolo nella ricerca perseguita dall’artista udinese sul rapporto tra pittura e trascendenza. Il primo dipinto accanto all’ingresso, ispirato al Salmo biblico 129, Dal profondo a te grido, o Signore (il De Profundis della liturgia cristiana), è un’esplosione di rossi e di gialli sulfurei; nella parte bassa della composizione si aprono sovrapposte sequenze di piccole finestrelle entro le quali compare una moltitudine di nere figurette antropomorfe rudemente sbozzate: assomigliano alle anime collocate da Dante fra gli eretici nel Canto X dell’Inferno – “la gente che per li sepolcri giace/ potrebbesi veder/ già son levati/ tutt’i coperchi, e nessun guardia face”. È tuttavia il loro significato è completamente opposto: intende dare immagine al versetto del citato Salmo 129: “L’anima mia attende il Signore / più che le sentinelle l’aurora”. In tutta l’opera di Feruglio, infatti, tema di fondo è quella dell’attesa. Non l’attesa vana e disperata del Godot beckettiano. Da paesaggi devastati, da pianure di sabbia, da “montagne di roccia senz’acqua”, gravati da nuvolaglie vermiglie o vividamente gialle o azzurro metallico, filtrano luci che sembrano arrivare “da fonti ipogee e misteriose” secondo quanto ha notato Carlo Sgorlon. Cieli immensi solcati da lampi saettanti preannunciano il “secco sterile tuono senza pioggia”. E quali residui frammenti che hanno spaccato “cuori di pietra”, piccoli sassi punteggiano la landa desertica, solidi, compatti, incastonati nel silenzio cosmico quasi a rivendicare orgogliosamente una presenza: potrebbero significare, secondo la citazione dantesca posta a conclusione dal poema di Thomas Eliot La terra desolata, altrettanti Arnaut Daniel nascosti “tutto è vanità” del biblico Cohelet e il “silenzio di Dio” (come recitava il titolo di un quadro) lamentato da Giobbe, si prestano dunque un’altra interpretazione: di tensione religiosa l’immanenza del mistero, di sofferta disponibilità all’ascolto. Il deserto, entro cui si perdono quelle indefinite “presenze” scure, lungi dal proporsi come luogo della tentazione di affondare nel nulla ì, va inteso come spazio per un incontro e un ritrovamento. Il silenzio in cui le composizioni annegano è il silenzio interiore per ‘attesa sacrale della “parola di cui che no cui può ingannare” , secondo Agostino da Ippona. L’altro dipinto – o sudario - , collocato specularmene sul versante opposto del salone, è Terra di sangue: raffigura una piana cruenta dissolta oltre la linea dell’orizzonte in un cielo altrettanto affocato, solcato da un ammasso di avvampanti carboni nubilosi. A dare anima all’immenso, apocalittico vuoto, tre minuscoli grumi si delineano in prospettiva verticale: forse l’inquadrature in campo lungo, dall’alto, di pellegrini impegnati in un cammino di redenzione, forse rozze pietre miliari deputate a rammentare un remoto e misterioso transito. In altre composizioni quelle indefinibili schegge si trasformano in voli radenti di corvi, di aquile, di gabbiani. Dal sublime romantico di Blake, Constable, Turner, Friedrich, Wolf, Dahl, ma anche dalle reminiscenze dei turgori barocchi sul soffitto romano di Sant’Ignazio affrescato da Andra Pozzo, al “sacro orrore” moderno dell’Immenso e dell’ignoto, i Paesaggi dell’anima, le Teorie. Le Isole dei filosofi, i Ritorni della vita, i Sogni blu, le Montagne del poeta, Canti al divino silenzio, gli Itinerari verso la luce e i recenti, grandi Volti disciolti in colate di luce rosso-oro trasformano in anelito di fede messaggi cromatici incandescenti, oppur delicati e preziosi, svolti sulla memoria del tonalismo veneziano o virati da notturne profondità. Feruglio fugge da edonismi e da acrobazie mentale. L’artista – sostiene deve saper cogliere di nuovo “il senso dei contenuti”. LICIO DAMIANI
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