| Claudio Mario Feruglio:Il Mistero e la Luce Venerdì 15 giugno 2007, alle ore 20.30, presentazione nel Salone Abbaziale del video Il Mistero e la Luce, regia di Gianni Fachin, un affascinante viaggio nell'opera e nella concezione dell'arte e della vita di Claudio Mario Feruglio.

Seguirà un dibattito cui prenderanno parte il Monsignor Abate di Sesto al Reghena, Don Giovanni Perin, ed il professor Enzo Santese. L'iniziativa si inserisce all'interno della mostra Sguardi Oltre, ospitata nel salone abbaziale fino al 1 luglio. Orari: dal mercoledì alla gi16 alle 19 Ingresso libero La recensione di Enzo Santese - Dal Gazzettino del 16 giugno 2007 Sguardi oltre: è il suggestivo titolo della mostra personale del pittore Claudio Mario Feruglio presso il Salone Abbaziale di Sesto al Reghena , voluta dall'Amministrazione comunale in collaborazione con la Pro Sesto e la Parrocchia di Santa Maria di Sesto al Reghena , in concomitanza con la grande Festa di primavera. Per l'occasione l'artista friulano ha portato all'attenzione del pubblico alcuni dipinti scelti, anche di grande formato, realizzati negli ultimi anni e incentrati sui paesaggi dell'anima e sulla poetica del silenzio. La rassegna, per l'ampiezza del repertorio proposto e per la capacità di risonanza simbolica del contenitore, consente di percepire le trame intellettuali e la tessitura ideale che sostanziano l'opera di quello che è conosciuto sullo scenario della ricerca artistica non solo italiana come il poeta del silenzio.
L'evento dà modo agli studiosi e agli appassionati di percorrere le fasi essenziali dell'itinerario poetico di Feruglio. La sua attività espositiva inizia nel 1974 con la prima mostra personal e al Battistero del Duomo di San Giovanni a Grado. Il giovane pittore, studente al l'Accademia di Belle Arti di Venezia, è in quel tempo al lievo di Edmondo Bacci. L'evento gradese ha per titoloRacconti biblici, una tematica cara al l'artista che porterà avanti fino al 1977 con un linguaggio espressionista. Il dettato biblico è rappresentato da esperienze personali del pittore: il bisogno di trascendenza sarà la chiave portante di tutta la sua opera. Il post-terremoto e l'esigenza di affinare il linguaggio espressivo lo sollecitano a una fase di intensa ricerca estetica; memore delle lezioni anatomiche dell'Accademia, abbandona il figurativo per scoprire nella raffinatezza di un colore steso sulla tela grezza con la punta del pastello a olio le Scomposizioni di figure in movimento, opere che porta al l'attenzione della critica milanese, prodiga di riconoscimenti qual i l'ambito Premio nazional e San Fedele. Nel 1995, al l'interno delle iniziative promosse dal la 46. Biennale internazional e d'arte di Venezia, è invitato al la rassegnaMemorie e Attese 1895 - 1995 con il gruppo Le Voci del Silenzio. Come operatore cultural e, dedica diverse energie all'organizzazione di appuntamenti espositivi in numerosi centri ital iani ed esteri. E' presidente di Aura, l'Associazione artistico culturale del Friuli Venezia Giulia che propone l'integrazione e gli interscambi fra artisti d'Europa per la costituzione di una casa comune della cultura europea; è direttore artistico dell'Accademia di Belle arti Scuola del vedere di Trieste e docente di tecniche pittoriche. Sue opere figurano in diverse collezioni pubbliche, private in Italia, all'estero e in luoghi di culto. Il pittore, nel suo lavoro appassionato e sistematico, non si accontenta dei propri risultati, ma affida alla pittura il ruolo di espressione testimoniale di una ricerca interiore che è più forte di quella estetica. Scrive al cuni appunti sul suo rapporto con l'arte, convincendosi che per lui questa non deve essere fine a se stessa, ma soprattutto ribadendo il concetto che è servizio. Dipinge i cicli Dialoghi di primavera;Senza rumore;Per una poetica del silenzio, opere cariche di una forte emozionalità: il colore è steso sulla superficie telata con la punta del pennello; così, libero, l'autore friulano racconta tutto se stesso. Feruglio sente il bisogno di dar forma al quasi reale; l'astrazione evocativa ha bisogno di nuove presenze che entrino con determinazione sulla tela. Ed ecco l'impronta forte di un colore recuperato cheIncontra la natura e le sue mutazioni, una real tà letta sempre da dentro, perché Feruglio è pittore dell'introspezione; la pittura, in tal modo, si fa sempre più intimista. Nascono le albe e i tramonti, gli arcobaleni neri, le vie, gli orizzonti, le isole. La ricerca dei temi viene affrontata con attenta analisi; l'artista matura l'ispirazione attraverso la lettura dei libri sacri e si avvicina a quelle figure di uomini che sente in sintonia con lui, come Padre Maria Turoldo. Il silenzio è il luogo dove si incontrano le verità più profonde della vita, scrive sui suoi appunti. Il pittore è tutto proteso all'ascolto, a cogliere dal silenzio le emozioni, i suoni, i colori, le luci che paiono provenire da fonti ipogee e misteriose, come ha scritto Carlo Sgorlon. Non ci sono ostacoli che lo distraggono dal fare arte, che ormai egli ha scelto apertamente come messaggera della vita. Promuove eventi d'arte, coinvolgendo vari artisti, non solo ital iani ma anche dell'est europeo. Ha modo di partecipare a un simposio di artisti a Sarajevo e, dopo quest'esperienza, scrive: «Sento il bisogno di comunicare le mie emozioni dipinte al mondo, per contribuire a costruire un domani di speranza in cui il tempo diventi felice attesa di un nuovo giorno e tutti gli uomini si riconoscano fratelli in un solo Dio». Nascono leCittà senza tempo, abbarbicate su rupi antiche con strade sterrate, poste su isole irraggiungibili, immerse in nuvolaglie bianco-giallastre; paiono immobili, mentre il vento le porta sempre più lontano. «Fare arte per me - scrive ancora il pittore nel 2005 - significa scoprire il mistero della vita e svelare a me stesso e agli altri attraverso i colori, le forme, i segni, i simboli, un progetto che dice il mio rapporto con il trascendente, con il divino silenzio, con il mondo senza tempo, con la luce, quella luce che oltre l'orizzonte geografico illumina le menti e diventa meta, punto d'incontro, luogo di speranza per ognuno di noi. Attraverso la luce cerco il mistero e svelo l'uomo, identificato nel mio lavoro come una piccola presenza, nell'immensità del creato, a ricordarci la nostra condizione di esseri viventi liberi nelle scelte. Per fare pittura ho bisogno di silenzio, di rapportarmi con il silenzio, di sentire la voce dell'anima, di sentire la voce della natura, di cogliere l'essenza. Ho bisogno di ascoltarmi per creare e di ascoltare per essere stimolato al gesto pittorico. Di sintonizzarmi al l'ascolto di quella voce che proviene da lontano, che ti interroga con i suoi profondi silenzi, il più delle volte questavoce, ti ribalta tutti i piani. Sono felicissimo quando penso che non mi appartengo, ma appartengo a un progetto più grande di me che non so neppure io dove mi condurrà, sicuro comunque in un cammino di luce. Mi sento dentro la pittura con tutta la forza della vita, una pittura impressa nel mio sangue, che si smaterializza per donarsi agli al tri. Una pittura ricevuta come dono gratuito, compagna fedele, musica visiva che si fa comunione di pensiero». Recentemente è stato prodotto e realizzato dal regista carnico Gianni Fachin un video, intitolato Il mistero e la luce, con approfondimenti sui caratteri portanti della sensibilità e del pensiero di Claudio Mario Feruglio. «È un'arte etica - scrive Mario Turello - e dunque esigente, mai soddisfatta, ma fermamente aliena da ogni moda corrente scuola: il cercatore del sacro si lascia condurre per strade ad al tri impervie». La rassegna Sguardi oltre contiene una serie di opere dove la dimensione del silenzio è amplificata dalla sacralità di uno spazio, nel qual e storia passata e tempo presente sono congiunti da una linea di spiritualità, avvertibile anche nel colloquio fitto tra i sensi di una devozione antica e quelli di una religiosità attuale. La dislocazione delle opere consente una considerazione dei singoli quadri, ma anche e soprattutto gli effetti significanti che dal l'uno al l'altro rimbal zano come elementi, capaci di dilatare le risonanze emblematiche di una tela o di una carta ben oltre il loro limite fisico. Il tutto grazie alla qual ità di una superficie che, anche quando si organizza su delicate stesure susseguenti, ha la forza straordinaria di sospingere gli "sguardi oltre", come recita opportunamente il titolo della mostra, e di aprire i circuiti di conoscenza su un'arte che, per certi aspetti, ha le cadenze di una preghiera.
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