| San Pietro: festa per i 10 anni dalla riedificazione Storia di un recupero che ha coinvolto molti volontari - Bagnarola celebra il ritorno alla comunità della chiesa simbolo - Venerdì 29 giugno 2007, alla presenza del Vescovo Ovidio Poletto. Dal Gazzettino del 28 giugno 2007
 Ore 19.00 SS. Messa officiata da S.E. il Vescovo di Concordia - Pordenone Mons. Ovidio Poletto Ore 20.00 Discorsi celebrativi delle autorità e rinfresco comunitario Giornata storica per la comunità di Bagnarola. Sono passati esattamente dieci anni da quando la chiesetta di San Pietro è stata - per volere di un comitato locale - ristrutturata e dunque sottratta a un progressivo degrado. Un lavoro certosino quello svolto da circa 15 alpini bagnarolesi, che hanno dedicato i loro fine settimana per dare un volto nuovo a un edificio sacro presente sul territorio da più di 900 anni.
Complessivamente sono state impiegate ben mille e 400 ore di manovalanza. Un sacrificio che non è passato inosservato ed è per questo che domani, a partire dalle 19, assieme al vescovo Ovidio Poletto, verranno ricordati tutti quei momenti. Ci sarà inizialmente una messa celebrata proprio nella chiesetta di San Pietro , poi spazio ai saluti delle autorità. Per capire, però, chi fu il vero promotore dell'opera di restyling bisogna andare un po' indietro nel tempo: a fine anni '70 lo studente universitario Giovanni Sigalotti, di Bagnarola, si rende conto che il piccolo edificio sacro situato lungo la via dei Monaci, che un tempo collegava l'Abbazia sestense a Cordovado, si trova in uno stato di abbandono, prossimo al crollo. Coinvolge in quello che poi sarà il piano di ristrutturazione un gruppo di amici, ma per mettere mani nella chiesetta ci vuole un atto di donazione da parte del privato che detiene la proprietà. Il disco verde però non si accende. Nel 1991 Sigalotti muore, ma il piccolo comitato pro ricostruzione che si era frattanto costituito non molla. Tanto che, un anno dopo, il Comune acquista il sito della chiesa dove attorno oggi, tra le altre cose, sorge un parco. I promotori dell'iniziativa, coordinati dalla Soprintendenza alle Belle Arti, aprono successivamente il cantiere e incominciano a lavorare sodo: recuperano alcuni affreschi interni, rimettono in sesto le parti crollate, creano la pavimentazione interna. Oggi la chiesetta votiva, che è aperta nel periodo estivo e durante i giorni festivi, è diventata la meta di scolaresche ma anche di semplici turisti che provengono non solo dal pordenonese ma soprattutto dalla limitrofa zona di Portogruaro. È diventata insomma un simbolo per l'intera comunità, che ne cura costantemente i dettagli. Alberto Comisso
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